Anche il volontariato non è più quello di una volta!

“Anche il volontariato non è più quello di una volta!”: questo è il titolo del seminario che si è tenuto giovedì 17 gennaio presso il CSV VolaBO e che fa parte dell’offerta formativa di Università del Volontariato di Bologna 2018/2019.
Alla tavola rotonda erano presenti Riccardo Guidi, sociologo, ricercatore, autore di numerosi studi e ricerche sul volontariato e partecipazione e i docenti dell’università di Bologna Andrea Bassi, Cinzia Albanesi e Pina Lalli, pronti ad esporre il cambiamento che è avvenuto negli ultimi anni nel mondo del volontariato.

Già il titolo stesso fa presupporre che qualcosa sia cambiato nel mondo del volontariato. E non si tratta solo dello scenario, si è andato trasformando anche il modo in cui si fa volontariato e il profilo del volontario che si presta a questa attività.

IMG_0486Il primo a prendere la parola è  il ricercatore e sociologo Riccardo Guidi, che espone un quadro generale e un’analisi del fenomeno ad oggi, individuando  tre diverse tipologie del nuovo profilo di volontario e il motivo per cui si presta a svolgere volontariato; Guidi illustra inoltre un fenomeno che oggi prende sempre più piede nella nostra società: persone che svolgono attività volontaria nella speranza di trovare lavoro, per aggiungere attività al proprio curriculum vitae o per fare una vera e propria esperienza lavorativa. Ecco che allora si apre un altro scenario e, in alcuni casi, viene da chiedersi: si tratta di volontariato o piuttosto di lavoro? È proprio con questo quesito che il docente Guidi chiude il suo intervento, portando come esempio l’esposizione universale EXPO svoltasi nel 2015 a Milano, evento per il quale circa 13mila ragazzi hanno inoltrato la propria candidatura per partecipare come volontari.

Come potremmo definire le differenze che esistono tra il volontariato di ieri e quello attuale in Italia? Non è proprio il numero dei volontari che fa la differenza, come ci ha spiegato il docente Andrea Bassi, anche se possiamo vedere un aumento grazie ai censimenti dell’Insee tra gli anni 2001 e 2011; tuttavia questo dato poco rappresentativo, considerato che anche la popolazione italiana è aumentata di pari passo. La vera differenza, abbiamo scoperto durante questo seminario, viene dalle motivazioni. Il docente Riccardo Guidi le ha raggruppate in quattro categorie: civili, religiose, conviviali e, infine, individuali. È quest’ultima che ci aiuta a qualificare il volontariato di oggi: le persone che fanno attività di volontariato non occasionale hanno trovato nuove spinte positive che si tengono proprio a livello individuale.

IMG_0479Abbiamo visto che oggi i volontari hanno imparato a divertirsi facendo volontariato e hanno anche capito che questo tipo di attività li aiuta a crescere a livello personale: “nell’espressione di sé”, “nella scoperta dei propri limiti” o ancora nello “sviluppo di nuove competenze”, queste sono solo alcune delle tante espressioni usate da Riccardo Guidi per farci capire che oggi il volontariato è sempre più considerato come un’esperienza «da fare», per chi ancora non l’avesse provato.
Il volontariato oggi è dunque diventato un compimento, per sé come per gli altri, o forse – potremmo dire – prima per sé… e poi per gli altri! 

Però ci chiediamo, come si è costruito il volontariato di oggi in Italia? È una domanda alla quale gli oratori dell’incontro hanno provato a rispondere.
Un punto interessante è stato messo in luce dalla docente Pina Lalli: negli anni ottanta il mondo associativo è cresciuto in risposta all’assenza delle politiche pubbliche e, così facendo, le associazioni di volontariato sono arrivate a condizionare parte delle decisioni politiche-sociali in Italia, imprimendo dunque un forte cambiamento nel volontariato stesso. Oggi i dati ISTAT ci dicono che dal 2011 al 2015 le istituzioni classificate come no profit che hanno al loro interno dei dipendenti  sono aumentate dell’32%, con un rapporto tra volontari e dipendenti che in media va da 16 volontari e 2 dipendenti nelle istituzioni no profit, e da 15 volontari e 14 dipendenti nei settori della sanità e dello sviluppo dell’economia sociale.

Ma se da un lato, per alcuni il volontariato è crescita personale, tanti altri trovano motivazioni, sì individuali, ma ad un livello più «pragmatico»: fare volontariato per trovare un lavoro, oppure svolgere attività volontaria per guadagnare crediti all’Università.
Il volontariato diventa così un luogo di scambio accettato: Non si tratta più solo di fare un’attività gratuita rivolta a terzi, ma una forma di “baratto” moderno (ndr.) in cui si scambia lavoro-volontario con esperienze formative.

Ed è in un contesto così mutevole che viene da chiedersi quali possano essere le varie sfaccettature del ruolo del volontario.

Per cercare di rispondere a questa domanda è necessario ripercorrere l’evoluzione che il volontariato ha attraversato in questi anni: passando da una prima fase di volontariato “caritatevole” ad una seconda fase in cui le associazioni di volontariato diventano portavoce degli “esclusi”, di tutte quelle categorie che non sono tutelate dalle politiche sociali. Fino ad arrivare ad una terza fase dove assistiamo al fenomeno di “aziendalizzazione” delle associazioni di volontariato: nasce la necessità di “fidelizzare” il donatore affinché continui a donare, e diventa necessario professionalizzare il volontario.

A conclusione del suo intervento, la professoressa Lalli ha toccato il tema del confine sempre più labile tra volontariato e “sfruttamento”, sottolineando come il ritardato ingresso dei giovani nel mondo del lavoro abbia messo in atto un meccanismo in cui ragazzi qualificati svolgono attività lavorative a titolo gratuito, all’interno di aziende e imprese con scopo di lucro.

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Il volontariato, come la società, è in continuo cambiamento; un cambiamento che si palesa con tempistiche sempre più veloci. Dopo aver ascoltato gli interventi dei relatori, siamo arrivati alla conclusione che oggi come oggi non sia affatto semplice definire il concetto di “volontariato”, in quanto non si tratta più solo di un’attività pura che il volontario svolge per un bene collettivo, ma spesso si celano motivazioni altre, sia da parte del volontario che dell’associazione ospitante. Forse il volontariato ha assunto un peso diverso nella società contemporanea e proprio per questo motivo si avverte la necessità di riscrivere la definizione di tale concetto.

Le Penne del Blog 2018-2019 | Davide Carabetta, Julie Revol, Riccardo Marrone, Serena Governali

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