Istituzione per l’inclusione Sociale e Comunitaria “Don Paolo Serra Zanetti” – Comune di Bologna

Intervista a Dino Cocchianella, direttore Istituzione per l’inclusione Sociale e Comunitaria  “Don Paolo Serra Zanetti” – Comune di Bologna, Partner di Università del Volontariato di Bologna.

 

Video a cura di Valentina Lupo.

È una bella giornata di sole, il vento caldo entra dalle finestre dell’aula luminosa dove faremo la nostra intervista.

Dopo aver sistemato l’attrezzatura accogliamo il nostro ospite intervistato: è Dino Cocchianella, direttore Istituzione per l’inclusione Sociale e Comunitaria “Don Paolo Serra Zanetti”, un uomo alto e molto sorridente.

Ci salutiamo, ci sediamo e cominciamo…

 

Ci parli un po’ dell’istituzione di cui è direttore: come nasce? Qual è il suo scopo?

D: Volentieri!

Si tratta appunto di un’Istituzione Pubblica Comunale nata per realizzare progetti di innovazione sociale a favore di persone che vivono ai margini o a rischio di esclusione sociale.

Nasce, nel giugno del 2007, dal lascito del sacerdote bolognese e prof universitario Don Paolo Serra Zanetti che in coerenza con il suo vissuto, nelle volontà testamentarie diceva: “per quel che riguarda le cose che mi appartengono giuridicamente, vorrei che fossero utilizzate per sovvenire a qualche bisogno delle persone povere”.

Il comune di Bologna ha quindi scelto di destinare tali fondi a progetti innovativi per persone in difficoltà, da realizzare assieme ad associazioni di volontariato.

Ed in questo modo è avvenuta la nascita di questa collaborazione con le associazioni di volontariato per creare servizi ed interventi a favore delle persone in difficoltà!

Si è partiti con gli alloggi di transizione, in cui attraverso un bando, le varie associazioni di volontariato inseriscono tuttora persone in difficoltà: in uscita dal carcere, in uscita da comunità, neo maggiorenni in difficoltà, persone in uscita dal giro di prostituzione o da tratta…etc..

La scelta è stata quella di fare questa cosa insieme alle associazioni essendo esse direttamente a proporre gli ospiti e ad accompagnarli in un percorso di aiuto che nel giro di un paio di anni permetta loro di recuperare una propria autonomia abitativa e sociale.

È su questo tipo di progettazione che abbiamo incontrato il Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna ed in particolare con loro, tra altri 100 soggetti del terzo settore bolognese, va detto, abbiamo nel 2013 iniziato un progetto intitolato “Case Zanardi” in onore del sindaco del pane di Bologna degli inizi del ‘900.

Sono stati avviati 12 progetti rivolti a persone in difficoltà, che hanno come obiettivo l’inserimento lavorativo ed un aiuto concreto quotidiano alle famiglie in difficoltà: un esempio sono gli “Empori solidali” luoghi in cui le famiglie segnalate dai servizi sociali una volta la settimana vanno a fare la spesa utilizzando delle tessere appositamente create, e allo stesso tempo, luoghi in cui il volontario (esso stesso a volte disoccupato in cerca di occupazione) acquisisce nuove competenze ed esperienze spendibili poi nel futuro lavorativo.

Tutto questo è stato reso possibile proprio grazie al rapporto e alla collaborazione col Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna, con Volabo, con il quale abbiamo reclutato circa 120 volontari formandone 80 e in una 40ina continuano attualmente la gestione degli Empori solidali.

Lasciatemi dire che il tema della formazione di questi volontari è stato centrale e fondamentale per la buona riuscita del progetto.

Si è trattato non solo di formazione motivazionale ma anche di tipo informativo sulle nuove povertà, ed operativo, sul come ad esempio organizzare una campagna.

 

Ricollegandoci al tema della formazione che per noi è centrale: per un volontario è fondamentale avere un certo tipo di formazione? Il volontario può mano a mano crearsi la formazione con l’esperienza o è comunque necessaria una formazione anche esterna come quella che offre UNIVOL?

 

D: Io credo che l’intreccio fra volontariato e formazione sia prima o poi necessario, perché le forti motivazioni e capacità relazionali che ci sono di base nel volontario non bastano nel momento in cui si co-progettano lavori come l’Emporio Solidale ad esempio.

La formazione diventa imprescindibile per conoscere il mondo delle nuove povertà, su cui fino a pochi anni fa non esisteva una banca dati con ricerche approfondite..(è un elemento utile nel rafforzare le motivazioni del volontario) ma è importante anche per acquisire competenze più tecniche di gestione di tutti quei fattori che compongono il mondo del terzo settore.

Allo stesso tempo i volontari stessi nello svolgere i propri compiti, scoprono nuove forme e nuovi modi di essere in difficoltà, aggiungendo dati preziosi.

I volontari sono infatti le “antenne più forti che abbiamo” Di questo si tratta: c’è un dare e un avere, uno scambio continuo tra il volontario e chi viene aiutato che dà un ritorno continuo.

Il volontariato è un processo dinamico in cui serve anche il supporto di tipo tecnico, serve la formazione e serve saper leggere che cosa ci restituisce ad esempio il sistema informativo degli empori in termini di empowerment delle famiglie, orientamento ai consumi etc..

Non bastano inoltre la predisposizione e la  motivazione relazionale del volontariato, quando ad esempio nell’accompagnare una famiglia in un percorso di autonomia sono necessarie alcune informazioni – formazioni tecniche sul come gestire una relazione d’aiuto che a volte può essere fatta di conflitti…

Quindi inserire nel bagaglio del volontario delle tecniche e delle conoscenze in più rispetto alle motivazioni di base cambia fortemente l’apporto del volontariato ai servizi sociali e all’intervento sulle povertà.

 

Ci chiediamo, anche magari dando voce a chi sta leggendo e vorrebbe aiutare come volontario: i volontari di cui lei parla, chi sono? Sono giovani? Anziani? Lavorano? Quanto tempo occupa questa attività nella loro vita?

 

D: A questo proposito c’è stata proprio una bella sorpresa quando abbiamo iniziato con Volabo la prima Call di volontari e ci siamo trovati con ben 120 persone, molte delle quali erano giovani o persone di mezza età!

Normalmente siamo abituati al fatto che la maggioranza dei volontari sono pensionati che hanno tempo libero e lo vogliono impiegare per fare del bene.

La seconda sorpresa è stata che alcune di queste persone vivevano personalmente la crisi e la perdita o mancanza di lavoro ma proprio per evitare le forme depressive che subentrano a volte in questi casi, hanno pensato di impiegare il proprio tempo per aiutare gli altri.

La maggioranza dei volontari sono solitamente donne, anche se gli uomini non mancano, mentre per quanto riguarda il tempo investito in queste attività di volontariato devo dire che è molto variabile…A volte si occupano 3 o 4 ore settimanali, a volte l’impegno può essere più costante, a volte sono impegni “a chiamata”, mi spiego meglio, abbiamo la possibilità di attingere da una “riserva” di volontari che attiviamo ogni 3 o 4 mesi per, ad esempio, le raccolte davanti ai super mercati di generi di prima necessità, ed in quel caso sono 2 ore ogni tot mesi.

È stato interessante perché questa messa in moto motivazionale dei volontari ha aiutato anche qualcuno di essi che cercava lavoro ad effettivamente trovarlo! O a fare di questa esperienza una qualificazione nuova spendibile poi nella ricerca del lavoro…

Il mondo del volontariato è un mondo assolutamente variegato e non scontato, ed è un mondo di incontro scambio formazione e relazioni.

Se guardiamo molte delle iniziative sia dell’Univol  che del Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna, prevalgono ampiamente i corsi relazionali rispetto ai corsi classici di una volta come ad esempio “come gestire l’associazione o come fare la contabilità”.

Oggi si parla di gestione dei conflitti, presenti in ogni realtà di relazione, si parla di come comunicare, quali tecniche adottare etc…Tutte come  dicevo, basate sulla relazione, poiché il volontariato si fonda sul capitale relazionale che ne è l’essenza.

 

Cos’è per te la formazione in un’immagine?

D: Mi rendo conto che suona molto retorico ma non lo butterei via lo stesso…E’ l’immagine del crescere insieme, del buttare il germoglio e vederlo crescere e creare ombra anche per gli altri oltre che bellezza, solidarietà e ricchezza, perché quello che cresce viene condiviso e crea ricchezza e condivisione a sua volta…E’ un crescere insieme perché come dicevamo prima, c’è un dare ed un avere: chi da una parte fa formazione, sicuramente trae benefici ed esperienze dal fare formazione perché innesca di nuovo un processo di scambio.

 

Dino si alza, ci ringrazia e ci saluta.

Prima di varcare la soglia della porta però, si ferma, si volta e con quel sorriso contagioso ci dice: “Continuate così, ragazze!”.

 

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