Telefono Amico di Bologna: convegno per il 45°anniversario

Sabato 11 marzo 2017, nella suggestiva cornice della Cappella Farnese presso Palazzo d’Accursio, si è festeggiato il 45° anniversario di attività dell’associazione di volontariato Telefono Amico di Bologna. Siamo andate entusiaste, ci aveva invitato Romano Trerè, il Presidente dell’Associazione e neo-corsista dell’Università del Volontariato. Lo avevamo incontrato tra i banchi della prima lezione del Percorso Didattico Completo e ci aveva colpito molto la passione con cui aveva parlato di Telefono Amico Bologna.

Al nostro invito a tutti i corsisti di “raccontarsi”, di “raccontare le loro associazioni” attraverso il nostro Blog, Romano ci ha detto che il Convegno sarebbe stata una grande occasione in cui entrare nel mondo di Telefono Amico Bologna.   

Il Telefono Amico di Bologna è un’associazione di volontariato nata a Bologna nel febbraio 1972, con l’obbiettivo di offrire non solo un supporto, ma una vera e propria presenza amica a chiunque ne abbia necessità. Chi chiama sa di poter trovare conforto in un momento di solitudine, un ascolto sincero ed un’autentica partecipazione rispetto a dei problemi che possono essere legati all’ambiente domestico, familiare o a quello lavorativo. È un servizio esclusivamente telefonico, attivo dalle quattro del pomeriggio a mezzanotte, che garantisce anonimato e segretezza.

Ad aprire il Convegno è stato Romano che lo ha presentato come un momento di condivisone in cui affrontare, sotto diversi punti di vista e con il parere di alcune personalità importanti, i temi che stanno alla base del servizio: disagio e solitudine, le problematiche che più affliggono gli utenti del Telefono Amico.

Diverse figure hanno dato il loro contributo per stimolare la riflessione e animare il dibattito su questi temi legati al Telefono Amico sia come servizio che come associazione, puntando i riflettori a volte sui volontari, a volte sugli utenti e soprattutto sulla relazione che si instaura tra i due, mettendo in evidenza quanto il dialogo che si viene a creare sia importante tanto per gli uni quanto per gli altri. In quasi tutti gli interventi è emersa l’importanza dell’Ascolto sia come puro sostengo nelle difficoltà, sia come modalità per superare una qualche forma di disagio.  Vediamo nello specifico i diversi interventi.

La prima a parlare è stata la Dott.ssa Claudia Pietrantoni, counselor di professione e consulente dello sviluppo.  Si sofferma più volte nel corso del suo intervento “Il counseling: prospettive per l’evoluzione personale e sociale”, sulla necessità di costruire una comunicazione “calda” con chi ha bisogno, sostenendo che il counseling sia il dispositivo comunicazionale per veicolare questo calore. Non solo, il counseling può essere un mezzo chiave per affrontare e superare momenti di difficoltà, per riacquistare consapevolezza e fiducia in sé stessi, per superare una forma di disagio che limita, toglie energia e volontà di vivere e per andare alla ricerca di un benessere nuovo all’interno di un contesto sociale sempre più difficile e articolato. Il counseling, spiega la Dott. Ssa Pietrantoni, permette quindi di creare uno spazio d’ascolto in cui la persona può sentirsi completamente libera di condividere quello che altrimenti, in altri contesti, non avrebbe il coraggio o la possibilità di esprimere: è l’opportunità che, in questo senso, associazioni come il Telefono Amico danno, diventando il luogo in cui essere ascoltati senza essere giudicati, senza essere etichettati in alcun modo.

“Il counseling non dà consigli, non giudica, ascolta e lo fa in maniera profonda”

 Il Professor Renato Ariatti, Psichiatra e docente di Psichiatria Forense all’Università di Bologna. Come medico, durante il suo intervento “La depressione nell’ambito familiare, come comportarsi?”, si è soffermato sulla malattia della depressione in ambito familiare, sottolineando come sia importante per il volontario e per chi, in generale, abbia a che fare con persone affette da questa malattia, riconoscere le diverse tipologie di questa forma di sofferenza. Il professore ha inoltre illustrato differenti modalità di manifestazione della depressione, mostrando come a volte, fattori estetico-comportamentali che nel senso comune sono lontani dall’essere associati alla malattia, in effetti lo siano e, come tali, vadano trattati con attenzione. Conclude riflettendo sulla parola come strumento fondamentale, che i familiari di un soggetto malato devono saper usare con grande consapevolezza per aiutare e mai per sminuire il disagio esternato.

Il Professor Luigi Gallimberti, Psichiatra presso l’Università di Padova. Nel suo intervento “Vecchie e nuove dipendenze: il contributo delle neuroscienze”, egli ha assunto il punto di vista specialistico, parlando dell’anatomia patologica del disagio e della potenzialità dell’ascolto che accoglie, dando un contributo a partire dalle radici scientifiche del disagio.

Frate Bernardino Prella che nel suo breve ma intenso intervento, ha evidenziato in particolar modo il tema del “coraggio del parziale”, riferendosi alla necessità, per il volontario, per il familiare o per l’amico, di riconoscere ed accettare il fatto che non sempre si può risolvere il problema del malato, ma che bisogna avere comunque il coraggio di offrire un aiuto che, seppur parziale, può essere vitale.

Anche Virginia Gieri, Assessore per la Casa, Emergenza abitativa, Affari Generali e Servizi Demografici ha dato, a nostro avviso, un importante contributo all’evento. Le abbiamo posto un paio di domande relative alla rilevanza esercitata da associazioni come il Telefono Amico nel territorio bolognese e all’importanza della formazione e del ruolo esercitato da realtà come l’Università del Volontariato, per chi, come volontario e non, si approccia ed entra in contatto con questo mondo.

L’Assessore Gieri, nel rispondere, ha rilevato come le amministrazioni comunali si trovino spesso ad avere a che fare non solo con problemi pratici relativi alla mancanza di lavoro o a questioni demografiche, ma anche con questioni più profonde che consistono, da parte di chi ne ha bisogno, nel cercare una risposta o nel fare una richiesta d’aiuto per bisogni specifici legati alla difficoltà di vivere in una società così complessa. Il ruolo dei volontari diventa quindi fondamentale nel soddisfare quei bisogni e quelle richieste d’aiuto che le amministrazioni altrimenti non potrebbero dare. Infatti, oltre al talento e alla predisposizione personale bisogna menzionare anche l’aspetto formativo e dunque la capacità di saper trattare questioni delicate e complesse, la consapevolezza maturata nel capire fino a che punto spingersi o affidarsi piuttosto a professionisti.

Realtà come l’Università del Volontariato diventano quindi un’importante fonte dalla quale ricavare un ricco bagaglio di sapere, conoscenza, esperienza e consapevolezza che il corsista/volontario potrà usare per trasmetterlo a chi ne avrà bisogno.

Concludiamo con qualche domanda che abbiamo fatto A Romano per raccontarci il suo rapporto con Telefono Amico Bologna e con Università del Volontariato.

– Qual è stato il tuo primo approccio al mondo del volontariato?

R: Non ho mai capito il perché ma sin da piccolo tutti avevano fiducia in me, mi confidavano segreti e mi davano compiti di fiducia. Sono cresciuto con questa “cosa ” del bravo ragazzo, credo mi abbia condizionato e creato volontario naturalmente.

 

– Come hai conosciuto l’associazione di cui sei presidente?

R: Un articolo sul giornale. Dopo alcuni anni come volontario per i malati Alzheimer, ho conosciuto il Telefono Amico e mi è sembrata una buona associazione. Dopo 10 anni sono diventato presidente e ora da 18 ne faccio parte.

– Il percorso che hai scelto è complesso, lungo e richiede investimento di tempo e di energie, perché hai scelto di fare l’Università del volontariato? In cosa speri ti sia utile?

R: Penso che ci siano sempre nuove informazioni da apprendere per migliorare la gestione di una onlus, che è un aspetto molto importante del volontariato; inoltre ritengo vi siano aspetti fiscali o di comunicazione sempre da aggiornare.

 

Capiamo quindi che per te la formazione è molto importante. Cosa significa per te la formazione all’interno dello specifico contesto del volontariato, c’è un’immagine che immediatamente riconduci alla formazione nel volontariato?

R: Si! Mia nonna che con 5 figli e 15 nipoti mi ripeteva “mi raccomando non voglio finire all’ospizio”! E io per rassicurarla le dicevo che doveva stare tranquilla, perché aveva a disposizione non solo molti figli, ma anche tanti nipoti! Lei però insisteva con me, uno dei più giovani in famiglia all’epoca: “si!! ma tu promettimi che non succederà!”

 

Giulia Finesso

Francesca Lavezzi

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