Csv Net: il Direttore Roberto Museo ci racconta questa realtà

CSVnet è il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) e nasce l’11 gennaio 2003 per raccogliere, dare continuità e rafforzare l’esperienza del Collegamento Nazionale dei Centri di Servizio costituito nel 1999. Ad oggi riunisce e rappresenta 68 dei 71 Centri di Servizio per il Volontariato, istituiti in Italia grazie alla legge n. 266 del 1991. CSVnet si ispira ai principi di solidarietà, democrazia e pluralismo e alla Carta dei valori del volontariato e ha fatto propri i principi espressi dalla Carta della rappresentanza.

Il direttore di CSVnet Roberto Museo, ci ha rilasciato un’intervista dove racconta e dà una panoramica sul ruolo che questo importante partner dell’Università del Volontariato gioca nel mondo del Terzo Settore.

Alcuni dati sui CSV: da quanto tempo esistono, a che scopo sono nati e quanti sono oggi in Italia?

I Centri servizi per il volontariato sono previsti dall’articolo 15 della Legge Quadro sul Volontariato del 1991 e, gestiti dalle stesse organizzazioni di volontariato. Sono a disposizione per sostenere e qualificare le attività delle associazioni, ma anche per promuovere il volontariato nel nostro Paese. I primi centri di servizio sono nati nel 1997 per arrivare al completamento della rete nazionale nel 2001. Oggi in Italia ci sono 71 Csv, a livello regionale e provinciale, per ben 376 sportelli sul territorio attraverso i quali sono stati erogati servizi a 44mila organizzazioni non profit, 50mila singoli cittadini e 158mila studenti.

Qual è la difficoltà principale che incontrano i CSV a livello locale? 

Sicuramente quella di far capire alle associazioni che un Csv non è un bancomat o una mucca da mungere, né un patronato o un caf, ma un luogo dove il volontariato partecipa attivamente per leggere i bisogni del territorio e trovare insieme le soluzioni. Una fase che comunque abbiamo superato.

L’altra criticità è nel rapporto con la pubblica amministrazione che sempre più spesso, in tempi di crisi, fa l’equazione volontariato uguale costo zero, quindi più posso utilizzare le associazioni e più mi muovo gratuitamente per risolvere i problemi della comunità. E qui nasce tutto lo sforzo che abbiamo fatto in questi anni nell’ottica di partecipazione e di cultura del volontariato, ma soprattutto di far parlare lingue diverse per uno stesso obiettivo. È una difficoltà ma soprattutto una bella sfida.

E quali sono le sfide odierne del volontariato?

Nel dibattito che ha riguardato l’iter legislativo di riforma del terzo settore, credo che emergano specifiche esigenze di chiarezza del volontariato attuale, soprattutto in riferimento al rapporto con le Amministrazioni Pubbliche e a quello con le altre organizzazioni di terzo settore.

Le istituzioni pubbliche dovrebbero “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale” e quindi valorizzarne il contributo integrativo, la partecipazione effettiva nella programmazione e il valore educativo della proposta di cittadinanza. In rispetto al principio di sussidiarietà le organizzazioni di volontariato non possono essere inquadrate come erogatori di servizi per le Amministrazioni Pubbliche, ma come partner di queste nello svolgimento di una “funzione pubblica”.

La specificità del volontariato invece rispetto alle altre realtà di terzo settore è da considerare prima ribadendo i cardini valoriali e i conseguenti comportamenti che marcano indissolubilmente l’identità del volontariato richiamando la Carta dei Valori del Volontariato. Poi in termini di funzioni e ruoli, le organizzazioni di volontariato devono svolgere servizi “fuori mercato” senza mettersi in concorrenza con le imprese sociali, con cui potrebbero invece utilmente cooperare.

Infine occorre facilitare il volontariato aziendale incentivando da parte delle aziende, la flessibilità e la turnazione negli orari per tutti i lavoratori che esplicano attività di volontariato.

Tra le sfide rivolte ai Centri di Servizio per il Volontariato vi è quella di essere al servizio non più solo delle organizzazioni di volontariato ma dei volontariati presenti nei 380.000 soggetti di Terzo settore così come da ultimo censimento ISTAT. Oggi abbiamo 4 milioni di volontari nelle organizzazioni del Terzo settore e altri 3 milioni di volontari singoli, cittadini che si impegnano in modo saltuario. Occorrerà fare da ponte tra il volontariato organizzato e quello non organizzato ed occuparsi di promuovere forme di cittadinanza attiva nei confronti dei restanti 50 milioni di cittadini italiani che non fanno attività di volontariato.

Le chiediamo un appello: perché un giovane dovrebbe diventare volontario?

L’appello lo faccio ripartendo dalla mia esperienza di cosa ha dato a me il volontariato. Fare volontariato mi ha permesso di mettere alla prova i miei talenti e apprendere nuove competenze. Fare volontariato, inoltre, innerva la tua vita quotidiana e cambia il tuo modo di essere anche studente, lavoratore, genitore, marito ecc, perché insegna a essere più altruisti. Crescere, come è accaduto ad esempio a me, in un’associazione che si occupa di problemi mentali, ti fa vedere cose che probabilmente in una vita “normale” non incontreresti mai. Anche se poi, come dico spesso, ho incontrato più matti fuori dalle tante famiglie di matti, che mi hanno insegnato tanto. Fare il volontario aiuta poi anche a trovare nuovi amici o a viaggiare verso Paesi dove probabilmente non andresti. In ultimo io, personalmente, non mi sono mai appassionato a passare tempo nei centri commerciali o davanti alla tv, mentre il volontariato ha riempito il mio tempo, la mia vita. Ho avuto poi la fortuna di trasformare questa passione in lavoro e non c’è nulla di più bello.

Ci racconti un aneddoto: lei, da 10 anni è direttore di Csvnet, ma la sua esperienza nel mondo del volontariato com’è nata? 

La mia esperienza è iniziata quando a diciassette anni venni chiamato un giorno per animare una festa nell’ex manicomio della mia città di origine L’Aquila, avendo la passione per la musica.

Il mio impegno è proseguito nel volontariato cattolico dell’Aquila, entrando in contatto prima con la Gioventù Francescana e poi con la Compagnia di Gesù dell’Aquila attraverso la partecipazione ai gruppi di formazione spirituale e attività sociale presso la Cappella Universitaria. Nel 1997 sono stato promotore del Coordinamento delle Associazioni di Volontariato della provincia dell’Aquila per la realizzazione del Centro di Servizio per il Volontariato dell’Aquila, che ho diretto dal 1999 al 2006, anno in cui sono stato chiamato dall’allora presidente di CSVnet  Marco Granelli a ricoprire l’incarico di direttore del Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato. Quindi un’esperienza che si è trasformata in attività lavorativa.

Infine lanci il suo messaggio: sul valore e sul senso della formazione per chi, volontari o associazioni, si dedica agli altri con attività di volontariato.

La formazione del volontariato si è caratterizzata sempre più per essere luogo, spazio, tempo di apprendimento per il volontariato. Un corso di formazione è tanto più efficace quanto più sa “far vivere” e rivivere, rielaborare rispetto ai contenuti trattati in aula, le esperienze di ciascun partecipante. La formazione è un apprendimento guidato, un momento di cambiamento, individuale o di gruppo o organizzativo, ed è sempre uno strumento anche di potere.

È grazie alla formazione del volontariato, che l’associazione esiste e si sviluppa. Possiamo interpretare la formazione del volontariato come uno strumento di “empowerment”, di ampliamento o rafforzamento del potere dei volontari, delle possibilità di un soggetto di aumentare la capacità di agire nel proprio contesto e di operare più consapevolmente delle scelte.

Si tratta di un “potere sociale” che si produce all’interno della realtà associativa, e offre l’opportunità di creare quella forza nuova e superiore rispetto alla somma delle singole capacità e volontà degli individui che si associano. L’associazione cioè costituisce il luogo di coagulo dei singoli, in cui gli interventi messi in atto possono raggiungere un’efficacia che nessuna iniziativa individuale può pensare di avere.

Chiara Modonesi

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