Pina Lalli: l’amore per gli studenti tra Unibo e Univol

“Si possono insegnare tante cose, ma le cose più importanti, le cose che importano di più, non si possono insegnare, si possono solo incontrare.” Oscar Wilde

L’Università del Volontariato è un luogo di incontri, di relazioni e di scambi. Docenti e corsisti si trovano in un ambiente in cui la differenza tra i due ruoli non è così netta. Perché le aule di via Scipione dal Ferro sono un luogo di confronto, di condivisione, in cui le idee nascono spontaneamente. Un luogo che Pina Lalli, docente nella Laurea magistrale in Comunicazione pubblica e d’impresa all’Alma Mater di Bologna, conosce bene e ama raccontare anche grazie al laboratorio di Storytelling, che ha collaborato con Volabo per la realizzazione di questo spazio web.

Pina Lalli ha un duplice ruolo, non solo è professoressa all’Università di Bologna ma mette a disposizione le sue competenze nelle aule dell’Università del Volontariato. L’abbiamo incontrata e con lei abbiamo potuto immergerci ulteriormente in una panoramica sul mondo del volontariato.

Cosa significa per lei mettersi in gioco in due realtà diverse ma allo stesso tempo simili?

«Insegnare sia all’Unibo che all’Univol crea una differenza bellissima. Che vivo con il cuore. Amo gli studenti ma nel mondo del volontariato sin da subito si coglie l’entusiasmo che i volontari-corsisti sanno comunicare. Spesso le lezioni si svolgono di sera e si arriva stanchi dopo una giornata di lavoro, ma non appena si entra all’Università del Volontariato si respira un’aria nuova, si vive l’energia che trasmettono i volontari. Ricchezza d’animo, eterogeneità, entusiasmo, voglia di fare e anche di riflettere, sono alcune delle sensazioni che si percepiscono in una classe composta da volontari».

“Raccontami una storia” e “La comunicazione sociale e i social media per il no profit” sono i titoli dei corsi che la docente offre ai volontari insieme ad altri esperti.
Da un’esperienza stimolante come questa, ci racconti un aneddoto sulle sue lezioni all’Università del Volontariato…

«Ricordo una delle prime volte che ho messo piede all’Università di via Scipione dal Ferro, ero ad uno dei primi incontri del corso di Storytelling. Come esercitazione sulla materia si era pensato di far raccontare una storia ad ognuno dei presenti. Tanti erano i dubbi, eravamo un gruppo di persone diversissime, chi faceva il missionario, chi sosteneva associazioni del carcere o degli alpini. Ma ci scambiavamo storie. Bellissime e appassionanti, scritte da persone comuni ma in realtà straordinarie. Un signore, ha raccontato il salvataggio di un bambino da parte dei volontari della Protezione Civile. Erano quasi le 21, ma eravamo tutti affascinati ad ascoltare queste storie».

Che rapporto instaura con i corsisti?
«Un rapporto dialogico. Da una parte pretendono conoscenze aggiuntive ma dall’altra sono lì per cercare di comprendere se quelle conoscenze sono un alimento per continuare a riflettere e a capire delle cose. Lo scopo non è imparare per superare l’esame. Ed è lì la vera differenza con gli studenti universitari. Ad Univol si crea un rapporto ricco di scambi, con la voglia di discutere, capire e anche mettere in discussione».

Se pensasse al Volontariato cosa direbbe, anche solo in una parola?
«L’ho fatto sin da piccolina e me n’ero quasi dimenticata. Essere docente ad Univol per me è volontariato e se penso a questo termine penso sulla fiducia».

Chiara Modonesi
Silvia Simoni

montaggio video realizzato da: Silvia Caiazzo

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