Incontriamo Bianca, corsista dell’Università del Volontariato

Ho incontrato Bianca un lunedì, in un’aula in via Scipione dal Ferro, presso la sede di Volabo. Ero arrivata un po’ in anticipo rispetto all’orario del nostro appuntamento, e inaspettatamente anche lei era già lì.                                                                                                                                                                 “La vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate” scriveva Stefano Benni…                              …per fortuna non è stato questo il caso!

Ci siamo accomodate e abbiamo cominciato la nostra lunga e piacevole chiacchierata. Una delle prime cose che mi ha colpito è stata l’attitudine comunicativa con cui mi ha parlato di sé, un’abilità che però non ha mai scalfito la naturalezza e la semplicità del suo raccontarsi dapprima come volontaria, poi come donna, studentessa e lavoratrice.

Come lavoratrice, perché svolge Servizio Civile nel settore salute.                                                     Come studentessa, anzi forse dovrei dire ex-studentessa, dato che pochi giorni fa ha indossato la corona d’alloro, a simboleggiare la laurea magistrale in Sociologia appena conseguita.                         Come volontaria, perché è attiva sia nel S.A.T Servizio Assistenza Tossicodipendenti, associazione che da più di trent’anni si occupa di dipendenze (anche da internet e gioco d’azzardo), proponendo un intervento terapeutico sulla persona attraverso la socioterapia; sia in altre associazioni aps in ambito della comunicazione e di inchieste nella città di Bologna.

Il volontariato è un mondo che gravita intorno alla vita di Bianca già da molto tempo, nonostante la sua giovane età. Il primo incontro risale ad otto anni fa, in Sicilia, in un’associazione di clown terapia. Mentre ricorda quest’esperienza, dalle espressioni del viso e dall’intonazione della voce traspare quanto sia stato difficile interagire con i bambini tra le corsie di pediatria. Ma l’impatto fortissimo legato alla delicatezza delle situazioni incontrate lascia presto spazio alla felicità di aver regalato sorrisi e alla soddisfazione di essere riuscita a creare questo tipo di connessione, di contatto umano.

Bianca infatti mi parla spesso della “necessità di relazione con l’altro” , e di come questo bisogno non solo abbia guidato la scelta del suo percorso accademico, ma rappresenti soprattutto la chiave di volta  per interpretare e decifrare la società interculturale in cui viviamo: “il volontariato ti permette di apprendere questa capacità trasversale di riuscire a relazionarsi con gli altri e di capirsi anche attraverso la diversità. […] Fare volontariato richiede imparare a lavorare insieme, per intervenire nella società che cambia e nei contesti che ci troviamo a vivere ogni giorno.” Le sue parole sono tanto semplici quanto dense di significato, sono radicate nell’attualità e dispiegano il senso profondo del diventare volontario oggigiorno.

L’esigenza di portare avanti una riflessione ponderata che accompagni l’agire consapevole, ha motivato Bianca ad intraprendere il percorso di formazione completo dell’Università del Volontariato, officina di saperi e di fare pratico. L’obiettivo è quello di trovare il fil rouge che dia un senso al suo percorso, durante questa fase di riorganizzazione e di riordino che sta coinvolgendo la sua vita. Ma non solo. È permettere che l’aspetto valoriale del fare volontariato arrivi a congiungersi con le giuste competenze, affinché si possa agire in modo sempre più appropriato e in costante miglioramento. “L’approccio dei buoni sentimenti”, così come lo definisce, non è più sufficiente in questa società così variegata e complessa e non esaurisce l’azione del volontariato. Integrare il proprio operato con gli strumenti tecnici e trasversali diventa il plus, una vera e propria necessità che fa la differenza e che non può più restare in silenzio in un angolino.

Non a caso quando si diventa volontari, ci si rimette completamente in gioco. Bianca mi racconta che la sua vita è cambiata, perché l’essere volontario implica coerenza in ogni singolo giorno, anche quando si è lontani dall’associazione, in quanto “non è possibile lavorare con l’altro, pensando che il tuo lavoro e intervento termina lì. Ti obbliga un po’ a mettere in questione quello che hai fatto e la tua modalità di agire nella situazione di tutti i giorni.”

Mentre chiacchieriamo, i suoi occhi si fanno ancora più vispi e la favella più entusiasta. Era facilmente intuibile che fosse una ragazza estremamente curiosa e la conferma non ha tardato ad arrivare. Mi rivela che ama apprendere nuove cose, ricercare il nuovo e provare a capirlo. E che questa fame di curiosità molto spesso la rende impaziente, malgrado sappia che a volte occorre procedere in modo più cauto e prendersi il giusto tempo, non giungere subito a conclusioni.

Il discorso si fa sempre più incalzante finché arriviamo a dirigere tutte le parole in direzione di una parola sola, quella che per Bianca rappresenta il volontariato, ovvero l’empatia: essere volontario è mettersi nei panni dell’altro. La sua riflessione è andata oltre il senso comune del termine, intrecciandosi all’importanza della “sospensione del giudizio”. Bianca infatti mi spiega che quando ci si approccia agli altri è quasi scontato farlo con i sistemi di categorizzazione e di classificazione consolidati in ognuno di noi. Fare un volontariato etico è cercare di sospendere questo giudizio e di provare a capire come si sente l’altro, che non vuol dire fondersi con lui – altrimenti non potremmo aiutarlo – ma provare a sentire ciò che lui prova per trovare una strategia di risoluzione del problema. Quindi ci troviamo davanti ad un connubio inscindibile che da un lato comprende e dall’altro evita ogni tipo di influenza, per non essere mai prevenuti, in primo luogo verso se stessi.

È quasi l’ora del tramonto quando l’intervista si conclude. A telecamera spenta, restiamo a chiacchierare ancora un po’.

L’energia e la cordialità di Bianca sono state travolgenti e appassionanti, le sue riflessioni occasione per ripensare in modo differente e per rinnovarsi.

Quali altre fantastiche sorprese ci riserveranno i corsisti dell’Università del Volontariato?

Coming soon…

Lucia Pinto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: